Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/194

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24 a m. pino de’ rossi

danza lusingata, in tanta cupidità di più ampio regno lasciatasi menare, dopo mille adulterii divenuta moglie di Marco Antonio, e del Romano imperio invaghita, non requiò mai, infino a tanto che lui ebbe sospinto a muover guerra ad Ottaviano: per la quale non solamente non acquistarono quello che desideravano, ma perduto quello che possedevano, a volontaria morte darsi assediati e presi divennero. Io lascerò stare la rabbia di Iezzabella, il furore di Tullia Servilia, la lussuria di Messalina, e gl’insopportabili costumi di mille altre nel grande stato; e così l’intemperata arroganza di Cassandra figliuola di Priamo, di Olimpia madre del grande Alessandro, di Agrippina moglie di Claudio imperatore e di molte altre, per venire a quella parte che più vi può consolazione arrecare. E, siccome già dissi, niuna consolazione credo che sia maggiore che la buona moglie allo infelice, Ipsicratea con chiarissima fede ne testimonia. Costei sommamente Mitridate re di Ponto amando, e lui veggendo in continue guerre, posta giù la femminil morbidezza, e ai cavalli e alle armi ausatasi, tondutasi i capelli e sprezzata la sua bellezza in abito d’uomo sempre il seguitò da niuno affanno vinta, e massimamente quando egli da Pompeo superato fu costretto di fuggire tra barbare e varie nazioni, nella quale avversità troppa più di consolazione porse al marito, che non porsero di speranza le molte genti che ancora a lui erano soggette. E Sulpizia, quantunque molto guardata da Giulia sua madre, di nascoso avendo seguito Lentulo Truscellione suo marito in Sicilia proscritto da’ triumviri, si dee credere con quello amore