Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/203

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lettera 33

sua misericordia è infinita, e alle sue grazie non è numero, e la sua potenza è incoparabile, nè si può la sua liberalità comprendere per intelletto: in lui adunque l’anima e la speranza vostra fermate. Sue opere furono, e non senza cagione, come che noi l’apponiamo alla fortuna, che Cammillo essendo in esilio appo gli Ardeati non solamente ribandito fosse, ma da quelli medesimi che cacciato l’aveano fatto dittatore, in Roma trionfando ritornasse: e che Alcibiade lungo trastullo della fortuna stato, non fosse con tante esecrazioni da Atene cacciato, ch’egli in quella poi con troppe più benedizioni e chiamato e ricevuto non fosse; anzi non bastando al giudicio di coloro che cacciato l’avevano il fargli pienamente nella sua tornata gli umani onori, insieme con quelli gli fecero ancora i divini. Esso larghissimo donatore similmente permise che Massinissa cacciato, e a quel punto condotto, che rinchiuso nelle secrete spelonche de’ monti, delle radici d’erbe procacciategli da due servi che rimasi gli erano de’ molti eserciti, non essendo ardito di apparire in parte alcuna, sostentasse la vita sua; nè molto poi con piccola mano di armati venuto a Scipione, e preso e vinto il suo nemico, non solamente lo stato pristino e ’l suo reame ricuperasse, ma gran parte di quello del nemico suo aggiuntovi, tra gli altri grandissimi re del mondo splendidissimo, e in lieta felicità lungamente, e amicissimo de’ Romani, de’ quali nella sua giovinezza era stato nemico, vivesse. Io lascerò stare la divina benignità negli antichi, contento di mostrar quella ch’egli usò in un nostro piccolo cittadino ne’ nostri tempi,


let. volg. 3