Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/245

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epistola 75

vogliono questo suo essere Magnifico, perchè al nome suo pala rispondere la virtù, perocchè lui chiamate Grande per ragione dell’ufficio; la qual virtù non s’aggiugne a popolaresche spese, perocchè ella è piuttosto de’ grandissimi uomini che d’altri. Adunque, conciossiacosachè intorno alle cose di grande spesa solamente s’intenda, è cosa del Magnifico, come tu sai, saviamente spendere gran cose; e per cagion di bene e con diletto grandissimi conviti spesseggiare, donare grandissimi doni, forestieri grandemente spendendo ricevere, dare retribuzione; edificii da durare lungamente, non cittadineschi, in alto porre, fare ornamenti splendidi, ed altre cose scritte dall’ordine de’ nostri maggiori. Adunque da quale di queste, acciocchè veggiamo se questi è Magnifico, faremo principio?

Risponderanno questi, piuttosto lusinghieri che consapevoli di magnificenza: Egli ha grandissimo numero, come di cavalli. Bene sì cominciano. Ricordansi, lui del servigio d’uno solo già essere contento; e perchè ora ne veggono molti, stimano essere magnifico quello che è necessario. Nondimeno come costoro tenga orrevolmente, e come doviziosamente, io me n’avvidi, e nol tacetti, e tu il sai: e quantunque poco sia quello che nel vivere di costoro si spenda, nè è gran cosa, nè per cagione di bene fatto, anzi piuttosto con dolore e con una strettezza sì fatta, che piuttosto di plebeo che di grande pare la spesa; e se la grandezza dell’ufficio suo nol richiedesse, tostamente sarebbe ridotto in un piccolo numero. Diranno ch’egli celebri grandissimi conviti