Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/250

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80 a messer francesco

giori, e aver dato alcun principio di chiarezza dove molti hanno posto fine allo splendore de’ loro passati? Gran cosa è, e la quale è avvenuta a molti. Vorrei nondimeno, poichè egli andar dovea in questa stoltizia, che un’altra schiatta avesse posta innanzi al desiderio suo. Erano i Sergii nati da Sergio compagno d’Enea, erano i Menii nati da Menisteo, erano i Giulii che menano l’origine da esso Enea, i Quinzii i Fabii, i Cornelii, i Claudi e altri, delli splendidi fatti de’ quali sono piene le croniche de’ Romani; conciossiacosachè degl’Iddii di Frigia non mi ricorda aver letto alcuna cosa. Se non vuole forse per gran cosa dire che Gregorio sommo pontefice, così per scienza come per dignità e santità chiaro, di questa schiatta si dica essere stato: assai è. E nondimeno se a questa così grande affezione è tirato, perchè non chiama egli il padre Giove? perchè non il sole? e sarà più nobile che non sono gl’Iddii di Frigia. Così fece già Saturno, il quale conciossiacosachè il padre e la madre fossono chiamati per altri nomi, l’uno volle che fosse chiamato Cielo, e l’altro Terra, acciocchè per così splendidi nomi facesse la sua origine chiara. Mancógli, com’io credo, non il desiderio nè l’ardire, ma chi con versi fermasse la fizione. Misero e abbandonato ed uccellato dagl’inganni del suo Coridone, dal quale, poichè è fatto nobile degli altrui soprannomi, in prima perde il nome proprio, al quale conciofussecosachè alcuna loda si dovesse, è attribuito a’ soprannomi, rimanendo lui vôto. Amiclate, povero pescatore, trovò chi il suo nome facesse eterno; così Codro, così Aglao possessore del