Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/262

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92 a madonna andrea acciaiuoli

nome di pudicizia, del quale molto risplendi tra’ mortali, che con grato animo accetti il picciolo dono dell’uomo studioso: e se mi sei per credere alcuna cosa, ti conforto ch’alle volte lo legga; perchè col suo mezzo al tuo ozio supplirai, e t’allegrerai non poco delle virtù delle donne e della dilettazione dell’istorie. Nè indarno stimo che sarà questa lezione, se tu concorrente de’ generosi fatti delle passate, dirizzerai la tua fantasia a miglior opra per avanzar quelle. E comechè tu vi sia per ritrovare qualche lascivia congiunta coll’opre virtuose (che ciò m’è convenuto fare per l’ordine dell’istorie) non restar però di leggere, nè aver temenza, anzi continuando, fa’ pensiero d’essere entrata in un giardino, dove stendendo le delicate mani per coglier fiori, ti sia bisogno levare i pungenti spini; così poste da canto le cose disoneste e biasimevoli, attienti alle oneste e lodevoli. Ed ogni volta che t’avverrà leggere d’una donna gentile, cose che s’appartengono ad una che faccia professione di cristiana, se non senti che tal bene sia in te, svegliati col rossor della mente riprendendo te stessa, che segnata del battesimo cristiano, d’onestà di pudicizia o di virtù t’abbi lasciato vincere da una straniera: e alzando le forze dell’ingegno, di che molto puoi, non patir solamente di restare inferiore, ma sforzati d’avanzare ciascuna di virtù famosa. E siccome sei giovane, bella e ben formata, così anco fa’ che tu sii più eccellente, non solamente delle tue pari del nostro tempo, ma delle antiche maggiori e più pregiate: ricordandoti non essere con belletti e lisci, come il più delle don-