Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/277

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sauribile fortezza! Ci maravigliammo una volta e di Emilio Paolo, e di Anassagora, e di Zantippo, e di quanti altri l’antichità potesse ai posteri lasciare studiosamente in esempio. Questi solo prevalse ad ogni altro. Gran cosa, ed appena possibile a padre sarebbe stata l’aver potuto tollerar con fortezza; colmo, il nascondere, non dirò con poche parole, ma colla faccia soltanto, la forza dell’animo; al di là d’ogni termine, ed inaudito, è l’avere con lungo discorso rinvigorito gli altri che lacrimavano. Non so per Dio come trovar sufficiente modo di esprimermi su tanto ammirabile fortezza, nè intesa già mai od a’ nostri, od a’ tempi vetusti. È tua impresa, e d’altri da più di me celebrare con adorno stile cotanta fortezza. Io per me credo certo che uomo tale (ed uomo lo chiamo a giudicio degli occhi nostri, che non veggiamo con occhi lincei), credo non debba essere annoverato tra uomini, ma tra Dei! Questo primogenito, che c’è stato rapito, era pur figlio suo, nel fiore di gioventude, bellissimo; con mirabile probità valoroso; piacevole, pio sopra tutti, giustissimo, e per magnifica aspettativa degno d’amore! Intanto però questo tuo, e meritamente chiamato Magno, quest’uomo Dio, è pur uomo; era padre, e di carne! e se così è, non ho torto di maravigliarmi pensando come all’udita del caso acerbo non potesse dolersene! e, se gliene dolse, considerando come l’occultasse, sfuggo quasi a me stesso; e mentre non posso vedere, confesso di non più trovarmi con me; e tieni per fermo, che se non lo scrivessi tu, alle parole di cui credetti sempre di dovere aver fede, stimereilo una