Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/278

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
108

invenzione favolosa, e così la maraviglia mia certamente avria fine.

Del rapitoci potrebbesi inoltre dir molto, e molto più ne resteria da dire, il che tutto rilascio all’opera tua, al tuo canto per celebrarlo. So per altro, che noi andremo a trovarlo prima che egli sia per tornare fra noi, e Dio voglia che a lui ne andiamo per morte ; avendo io ferma credenza lui tra le ombre piissime ne’ campi elisii associato, e che laggiù con mani e piedi cerchi di ricominciare i tralasciati lavori, quantunque non altro che il cenere suo, e favola di volgo delle opere sue tra noi suoi concittadini rimangano; lo che per altri e meglio e più ordinatamente saprai; che ora quanto nel suo funerale si facesse, voglioti brevemente narrare.

La pompa funebre grandissima e orrevolissima dalla sua casa ne andò sino alla Certosa il settimo giorno d’aprile. Incominciò con uguale concorso d’ambedue i sessi non solamente dal quartiere della città dove nacque, e la puerizia il nostro glorioso giovane passò, e da dove partire doveasi la funebre pompa, ma tutta quanta la città sino a quella parte del placido colle, dove la chiesetta di santo Gaio papa essere tu sai, fu tanto di popolo ripiena da far maravigliare chiunque vedesse. Finalmente quasi tutti a torme l’accompagnarono sino alle porte della città, e moltissimi sino alla sepoltura. Il corpo estinto non fu portato all’usanza comune, ma n’andò il feretro molto innanzi, di forma insolita, a schiena di cavalli condotto, e di coperture seriche covertato, e per servirmi delle parole di Virgilio