Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/284

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zia nata insieme con tant’opere laboriose; che anzi, a far piuttosto tutto quel che per me si potrà al primo cenno che me ne sia dato.

Credo che saranno pagate le mercedi dello scrittor Dionisio, almeno la maggior parte, come Angiolo nostro mi scrisse, cui ho fede intiera; il rimanente sarà pagato ad ogni richiesta; intanto consegnate ad Angelo il libro, che all’occasione lo manderà. Inoltre, quel vostro discorso adorno di retorico mirabile ammanto, saporitamente condito d’attico sale, e di mele ibleo soavissimamente cosperso, lessi e rilessi con ammirazione continua, gustandone quel più che si accostava ad un talento mediocre; all’ultimo ne presi copia, e quanto prima potrò rimanderollovi sino a casa per mano sicura.

Sinadora non ho ricevuto il Varrone, ma l’avrei avuto in breve, se non fossi per andare all’illustre re d’Ungheria nell’estremità degli Abruzzi e della Campania dov’è; imperciocchè l’inclito mio signore, e delle Pieridi ospitaliero gratissimo, si apparecchia insieme con molti grandi della Flaminia ad imitarne l’armi giustissime, dove anch’io per comandamento del mio detto signore sto per andare, non mica in forma di armigero, ma qual arbitro, per così dire, delle cose occorrenti; e coll’aiuto celeste a vittoria ottenuta, a trionfo compiuto ritorneremo gloriosamente a rivedere le proprie case; sendo che l’affezione, che mi scrivete del bravissimo Coppo buon padre nostro non da ora, ma quotidiana-