Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/293

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ti scriverò, svelandoti la causa onesta dell’ammirazione.

Dio sa che mi trovo in mezzo a gente perversa, e che da procelle varie ed intollerabili vi sono continuamente agitato; e perciò se la mia memoria intrigata sempre in molte ansietà non erra, mi ricordo d’aver udito che tu, lasciata appena la poppa dell’amorosa madre, nel coro entrasti delle fanciulle eliconie, dove l’età puerile sotto gli occhi degli educatori fortificando, e con vago ed interno sguardo gli elementi della Grammatica ruminando, e le sillabe, e per le selve delle dizioni in pratica passeggiando, gli aspetti loro, che modi delle significazioni appelliamo, per cui sono vicendevolmente connesse, e gli accenti considerando, una certa Dialettica, se non m’inganno, imitavi, cercando le cose non complesse, e degli scorrevoli sillogismi i varii modi conoscere ti affaticavi. Or mentre pe’ generi diversi del dire della Retorica con ingegnoso stilo ne passeggiavi, il fervido amor di guadagno dei tuoi dal pio seno di Rachele a quello di Lia, contro tua voglia ti trasportò. Ah cecità delle menti umane! Ah cupidigia insaziabile d’ammassar monti d’oro, ne’ quali costringete ad offuscarsi la serenità della mente, ritraendola dall’eterne delizie in cui dal primo Motore e creata, per imbrattarla nelle cose mondane, mortali e caduche! Ma in te che cosa n’avvenne? I doni magnifici di Giunone non valsero a togliere a Pallade i tuoi diritti, una volta che la margarita preziosa del-