Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/294

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la scienza scuopristi; quantunque in mantello da mercatante, i sacri studi tu seguitavi, e l’acque del fonte eliconio di nascosto più avidamente gustavi, al tuo palato più che in aperto allora gradite. E perche ad età più forte eri giunto, de’ numeri pari e dispari dalla Aritmetica appreso il valore, la voluttuosa Musica seguitavi, e giunto a conoscere come natura impieghi ne’ volti degli uomini le triformi sue forze, metrica, ritmica, armonica, le figure della Geometria miravi, le diverse misure sue con istudio celebre ricercando.

Di qui adunque sei trasferito agli Astri; esamini degli erranti splendori i pianeti; lì di Cinzia i moti varii al tuo intelletto si mostrano, e come deposti i corni prenda figura di cerchio, non ignorandone lo scemare e le moltiplici forme. Di Stilbone lì vedi le ragioni a chiunque vi entra concordi; poi a’ raggi della casa di Citerea scintillanti di fervido amore ne sali, e per conseguenza penetri nel regno lucido del figliuolo del grande Iperione, dove osservi gli effetti del signor delle stelle; ma di questo non sazio, assalti il campo del belligero Marte, e la causa ricerchi del rubicondo colore; ed entrando nel palagio del re dell’argentea etade, ammirando ne lodi i moderati giudizii; di lì rintracciando gli antri dell’esiliato padre, lasciato quello inerte da parte, pieghi verso il nido di Leda, cui vedi su’ poli settentrionale ed australe piantato. Ammiri l’elevato e curvo zodiaco, e non senza calcolazioni aritmetiche le stelle consideri poste nel