Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/295

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frisseo Ammone, nel Tauro, e nella gemina prole di Leda; più oltre vedendo il tropico del Cancro, e la bocca del nemeo violento Leone con Elle a tergo; di qui con avido sguardo l’equinozio passando, vedi la Lira, e più sicuro di Fetonte battendo il giusto sentiero miri l’animale mandato da Pallade contro Chirone, seguitato dalla madre Amaltea, dalla prole troiana, da’ due pesci; e quindi molte altre figure sotto climi diversi osservi con limpida vista.

Tu dunque, o carissimo, tanto dilettevoli cose, e l’animo tanto allettanti operante, se te lo ricordi, conobbi, e tua mercè fui di sì gran dolcezza partecipe teco, ed anche diventai tuo amico. In così alto mistero, in così dilettevole e sacro studio noi la somma providenza congiunse, i quali uguaglianza dell’animo unì, unisce, e sempre unirà.

Già fattomi perito in sì mirabile scienza ti vidi la sapienza visitar dell’altissimo poeta Marone; ed all’impulso di Citerea, modulando Calliope, cantavi i soavissimi versi d’Ovidio; e Lucano e Stazio, guerre crudeli dicenti in tuono ferocissimo, recitavi, unendo a questi le prose di Sallustio e di Tito Livio chiaro scrittore de’ fatti romani. Quindi anelante libri di Filosofia e di sacri ragionari cercavi, ed osservando religione, e culto di Dio, la sua grazia debitamente bramavi; senza pari laudando gli studi e la vita pacifica e queta; cose tutte che dilettavano l’animo amico, ed in esso la brama di studiare ac-