Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/296

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crescevano. Ma come allora, che per vapore d’improvviso acceso nell’aere l’occhio vedendo il limpido cielo, tranquillamente l’ammira: così il mio cuore in pace riposante pensando a te, di maraviglia si riempì quando in un dato giorno t’udii guerriero, ed oh! esclamando, misi fuora luttuosi sospiri... Che un tale narrava come fortuna mutatrice delle cose mondane, invidiando la felicità de’ Marrensi, dall’auge della volubil sua ruota volendoli in un angolo delta terra precipitare, mosse civili discordie, ed oppose loro in armi furibonde i Gapti; per lo che la terra di Barletta divise in fazioni, dove allora stavi dimorando tu, preso da sdegno contro i Gapti, od in amicizia legato co’ Marrensi non so; so bene che la parte di questi a tuo potere aiutasti. Infatti unendoti a loro, tanto feroce, com’è la fama, e d’ogni pietà casso operavi, che d’aver lordato le vie di sangue de’ nemici per poco non tripudiasti, ed ivi dando crudeli consigli stimolavi gli uomini a guerra con acerbe parole; mani, piedi, e capi degli inimici troncando, li inchiodavi negli scudi de’ tuoi, ed appiccando fuoco alle case nemiche ti diletteva le fiamme inestinguibili starne a vedere. Assoldati cavalieri e fanti con serragli e ripari di legno afforzando intorno intorno le case, e traverso le vie lunghe catene tirando, il passo negavi agli assalitori, ed anche di balestre, balestrieri e frombolieri provvisto obbligavi a tenersi lungi le schiere nemiche, e con mostruosi comandi i cuori umani a crudeltà