Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/305

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ben cognito a lui, se della maniera di adoperare la marra nello zappettare le viti, o piantare alberelli, se di condurre i bovi sì che il solco venga diritto; ed anche è certissimo che solamente Dio può saper tutto: soffri dunque tu senza rossore del viso o dell’animo tuo, che io minimo de’ tuoi discepoli disperga in breve con tua buona pace la nuvola di questo errore prima di passar più avanti.

Alcune persone di questi luoghi ed oneste, e per età e dignità venerabili, tengono essere a bastanza chiaro che non uno, ma due, siccome accennai, e molto diversi tra loro siano i da te reputati un solo e medesimo Piero; conciossiachè il cognominato Ravennate non fosse detto così per la patria, sendo nativo Imolese, ma pretendono essergli derivato quel nome dalla sede vescovile di Ravenna, che tenne circa l’anno 350 di Cristo, e dicono che morisse in patria, ed ivi fosse sepolto nella basilica di S. Cassiano martire, dove è tuttora da que’ cittadini con sacro cullo il sepolcro di lui tenuto in onore. Ma sia pure che altri pretendano essere vissuto a tempo di papa Gregorio (magno), e che fosse uno degli interlocutori nel suo dialogo, e che il papa spesso lo nominasse; di ciò parlerò altrove.

Pier Damiano al contrario fu propriamente Ravennate di nascila, siccome è palese per le gesta di lui che si leggono, e per l’Eremo di Fonte-Avellana, a cui tanto con santità, quanto con ufficio di priore egli presiedeva; da Stefano ix. papa al grado insigne di vescovo di Ostia, ed anche al cardinalato venne promosso, il quale Stefano papa, come dicono al-