Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/307

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

137

de’ suoi monaci stessi, quanto anche l’inerzia de’ cittadini, stava già per abbandonare l’impresa; ma ecco un certo vecchio, e dice: Amico, ricordomi, seppure non erro, d’aver udito dire, gran tempo addietro, che la vita di quest’uomo, del quale tu solo cerchi memorie, io debba averla in casa mia; e se la desideri, andiamo a cercarla, e sia tua. Feci attenzione a quanto diceva; e tu potrai conoscere in qual modo onorevole custodisse le memorie d’uomo sì venerabile. A che più parole? ce ne andiamo, ed entro in casa. Egli mettesi innanzi un monte di carte inutili, scritte, e tratte fuori di affumicati sacchetti. Or mentre io rideva di quelle, e di me stesso, credulo troppo, ed attentamente osservava tutto quello che dall’aspetto del volume pareami poter essere ciò ch’io cercava, ne accadde, credo per tua fortuna, che mi venisse alle mani un quaderno di papiro; lo veggo per antichità e per incuria quasi corroso, e sparso di macchie d’umore sucidissimo. Volli gittarlo via, senza esaminarlo neppure; mancò poco ch’io nol gittassi davvero, quando nel farne l’atto, vi lessi ad occhio traverso nella prima pagina il titolo dell’opera Vita di S. Pier Damiano. Tutto lieto del buon evento, mi ritrassi col quaderno nella mia cameretta. Prima di tutto trovai che la vita era composta da un certo Giovanni, e indirizzata ad un tale Liprando priore allora dell’Eremo di Fonte-Avellana; ma di questo Giovanni non eravi nè prenome, nè agnome, nè cognome veruno; di sè chiaramente affermava essere stato compagno dello stesso Piero nell’Eremo, e nel governo di questo; attestava inol-

lett. 10