Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/310

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cto. j. paio di lenzuola buone. j. panca che star suole ad pie di quel lecto. Et oltre accio un desco piccolo da mangiare dassi di noce. ij. tovaglie menate di lunghezza           bra vj. luna. ij. tovagliole convenevoli. j. botticello di iij. some Et oltre ad cio una roba di monchino foderata di Zendado porporino gonnella et guarnacca et cappuccio. Et ancora voglio che essa di quello che avere dovesse di suo salario di resto da me, sia interamente pagata.

Ancora lascio che ciascuna persona la quale si truova scripta nel libro delle mie ragioni soprasegnato.1 A. che da me debba avere sia interamente pagato et oltre accio ciascuno altro che giustamente mostrasse di dovere avere. Et pergare le dette quantità et lascio voglio che glinfrascripti miei executori ogni mio panno masserizia grano e biada e vino e qualunque altra cosa mobile exceptuati i libri, e le scripture mie possano, edebbano vendere, o far vendere, et dove delle decte mie cose mobili non savesse tanto che bastasse a decti pagamenti, voglio possano vendere et alienare de miei beni come potrei io medesimo vivendo, et maximamente una casa posta in certaldo nel popolo di saiacopo di certaldo ad cui da. j. via chiamata Borgo dal. ij. fornaino dandrea di mess. benghi dal terzo via nuova dal. iiij il decto testatore, e non bastando questa possan vendere de gli altri miei beni come decto è

Ancora lascio che tutti i miei libri sieno dati e conceduti ad ogni suo piacere al venerabile mio Mae-


  1. di mia propria mano.