Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/54

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48 ninfale fiesolano

LX.

E tutto steso in sul letto bocconi
     Affrico sospirando dimorava;
     E sì lo punson gli amorosi sproni,
     Che, oimè, oimè, per tre volte gridava
     Sì forte, che agli orecchi que’ sermoni
     Della sua madre venner, che si stava
     ’N uno orticello allato alla casetta,

     E ciò udendo in casa corse in fretta:

LXI.

E nella cameretta ne fu andata,
     Del suo flgliuol la voce conoscendo;
     E giunta là si fu maravigliata,
     Il suo flgliuol boccon giacer veggendo,
     Perchè con voce rotta e sconsolata
     Lui abbracciò, caro figliuol, dicendo,
     Deh dimmi la cagion del tuo dolere,

     E donde vien cotanto dispiacere.

LXII.

Deh dimmel tosto, caro figliuol mio,
     Dove ti senti la pena e ’l dolore,
     Sì che io possa, medicandoti io,
     Cacciar da te ogni doglia di fore:
     Deh leva il capo, dolce mio disio,
     Ed un poco mi parla per mio amore,
     Io son la madre tua che ti lattai,
     E nove mesi in corpo ti portai.