Pagina:Boetie - Il contr'uno o Della servitù volontaria.djvu/44

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30 il contr’uno

la libertà mette nel cuore di chi la difende; ma a udirlo dir solamente senza toccarlo con mano, chi crederebbe mai quel che si fa in ciascun paese da tutti, e tutto giorno, che un uomo solo accaneggi mille città e tolga loro il viver libero? Chi il vedesse solamente in paesi lontani ed in terre straniere, e venisse a dircelo, le si reputerebbe una favola, ed un trovato bell’e buono. E badate, ce n'è un'altra: questo tiranno solo, non importa mica combatterla, non c’è mica bisogno di difendersene; basta che il popolo stia duro a mettere il collo sotto il giogo, eccolo bell’e debellato di suo. Non accade portargli via nulla; basta non gli dare: non accade il darsi briga di far nulla per sè; basta il non se ne dare per far nulla contro di sè. Ecco dunque che i popoli stessi son quelli che si lasciano soverchiare; dacchè e’ n’uscirebbero col non voler più star soggetti: son loro che si metton da sè sotto il giogo, ch’e’ si metton la fune al collo da sè; che, essendo padroni di scegliere tra l’esser liberi o servi, danno un calcio alla libertà e piglian le catene, consentendo, o per dir meglio, procacciando a lor danno. Se il vendicarsi in libertà costasse loro qualcosa, io non ce gli spingerei (tutto che l’uomo dovesse aver caro il rientrare nel suo diritto naturale, e di bestia, per così dire, tornar uomo); ma, no signore, non vo’ ch’e’ faccian il paladino: solo non meno lor buono ch’e’ preferiscano una certa tal qual sicurezza di stare con tutti i lor comodi. Come! Per aver libertà non c’è bisogno d’altro che il desiderarla; basta un puro atto della volonta; e s’ha a trovar nazioni al mondo, che paja loro cara anche per un sol desiderio, e che si facciano scrupolo della volontà di ricuperare un bene, che s’avrebbe a ricuperare col proprio sangue; e perduto il