Pagina:Bois - Sui confini della scienza della natura,1928.djvu/25

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 27 —

prietà nuove, primitive, capaci di rischiarare la sua propria essenza, e questo senza introdurvi qualche nuovo principio. Così commettiamo l’errore che si manifesta con la suesposta contraddizione13.

Nessuno che abbia pensato un po’ profondamente, disconosce la natura trascendentale dell’ostacolo che qui ci si oppone. Se anche si cerca di girarlo in un modo o nell’altro ci si urta contro. Da qualunque parte e sotto qualunque riparo ci si avvicini ad esso, lo si trova invincibile. Gli antichi fisiologi Ionici non erano davanti a tale ostacolo più perplessi di noi. Tutti i progressi della scienza della natura non hanno potuto ottener niente, tutti i progressi che si faranno non daranno alcun frutto. Mai potremo sapere meglio di oggi che cosa, come usava dire Paul Erman «ci sia nello spazio dove c’è la materia». Poichè nemmeno l’Intelligenza di Laplace, pur tanto superiore alla nostra, sarà sotto questo punto di vista più sapiente di noi, e perciò riconosciamo che senza alcuna speranza noi siamo qui ad uno dei confini della nostra conoscenza.

Del resto il mondo materiale presenterebbe a questa Intelligenza un altro enigma insolubile. Senza dubbio, come abbiamo visto, le sue formole le svelerebbero lo stato primitivo delle cose. Ma trovando poi la materia da tempo infinito immobile nello spazio infinito e disugualmente divisa, non salirebbe d’onde nasce l’inuguale suddivisione; trovandola già in moto, non conoscerebbe l’origine di quel moto che