Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/10

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atto primo 7

     Mel.Il tempio è chiuso ancora, e non è lungi:
     possiamo dimorare in questo luogo
     di spazioso e lucido orizonte,
     mentre co’ raggi d’oro
     pennelleggiando il sole
     del ciel l’argento indora,
     per far de l’alba aurora:
     e fia l’ora ch’appunto il sacerdote
     ne l’aprirsi del ciel de’ aprire il tempio:
     e qui diraimi intanto
     chi sia costui, e di qua’ mali, e donde
     in queste rive apportator sen vegna.
     Deh fa’ che sappia anch’io
     le comuni sciagure,
     e non voler ch’io solo,
     piangendo ognun, non pianga!
     Sir.Dirolti; e udrai, Melisso,
     in duo brevi sospir lunghi dolori.
     Già sai che quando il gran signor de’ traci...
     Mel.Oh da nome crudel principio infausto!
     Sir.Gí soggiogando al suo barbaro impero
     le ville e le cittadi
     qui d’intorno a l’Egeo,
     fiero tributo impose,
     non di tondute lane,
     non di lanose gregge,
     non di cornuti armenti,
     non d’oro, non di gemme,
     parto vil di natura,
     ma de’ propri figliuoli,
     caro dono del cielo,
     di teneri bambini,
     che sian fra 'l secondo anno e 'l primo lustro,
     l’empio signore il fier tributo impose.
     Mel.Già sollo.
     Sir. Or costui dunque