Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/12

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Mel.Se non gli uomini, almeno
vo’ che la scorga il cielo;
che ? ciel vede anco ove non splende il sole:
la vede il cielo, e ? ciel fors’anco un giorno
fia ch’a pietà sen muova.
Ma tu dimmi: costui dunque ch’è giunto,
è il capitلn di Tracia? ed egli è trace?
Sir.È trace di Bisanto, e dei più cari
servi del re, per quel ch’io n’udii quando
fu l’altra volta in Sciro, ed è sua cura
l’andar per li tributi.
Ond’al suo ufficio intento,
perché d’un di non varchi il terzo lustro,
termin fatale a rinovar le piaghe,
s’unir con l’onde i venti,
e ne ? portar volando.
Mel.Non più: nuovo pensiero,
nato or or di repente,
mi chiama altrove: è forza
che senza indugio il segua.
Sir.Va’pur felice a tuo piacere; anch’io
dal tempio andrٍ là, dove
sotto le tende al mar alloggia Oronte,
per intender se viva
giunse Fillide almeno a l’altra riva.
SCENA II
Clori, Melisso.
Clori.Celia, Celia!—Ma quinci
ned appar, né risponde.
Mel.O Clori, o figlia!
Clori.Ahi lassa! e dove, o padre,
si frettoloso e mesto?