Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/13

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ATTO PRIMO
Mel.A te men vegno.
Clori.A me cosi turbato?
oimè, per qual cagione?
che sciagura m’apporti?
Mel.Gente di Tracia in Sciro: a questo lido
co’ tuoi nemici la tua morte arriva:
sai ben se quel tiranno
la tua morte desia.
Clori.Ahi lassa! O Tirsi,
o Tirsi, anima mia!
Mel.Ma, figlia, non temere... Anzi pur temi,
temi pur e paventa,
che guardia più sicura
non ha la vita tua che la paura.
Or vedi ch’è in tua man la tua salute.
È pur leggiera impresa
al cor d’una fanciulla aver paura.
Clori.T’inganni: a me cotanto
già non concede il cielo: egli non vuole
ch’osi pur di temere.
Ah, s’io non so se Tirsi
o sia vivo o sia morto,
non so s’io deggia aver de la mia morte
o temenza o desire. O Tirsi, o Tirsi,
mille fiate in vano
s’io ti chiamai, quest’una a si grand’uopo
deh mi rispondi almen: sei vivo o morto?
se’ vivo o morto, o Tirsi?
ove degg’ io seguirti ?
fra l’ombre o fra i viventi?
Mel.Ecco la pazzarella
sul vaneggiar d’amore.
E’ ti par che la morte
abbia ceffo amoroso, onde se’ vaga
d’amoreggiar con la tua morte a fronte?
Clori.Ahi che, se morto è’1 mio bel Tirsi, bella