Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/193

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Cartagine infida, ma dove Virgilio annunziò i secoli nuovi: in questa Roma, donde è bello ed è giusto pronosticare tutto ciò che nell’avvenire dei popoli significherà giustizia, libertà, scienza purificata da tutti gli egoismi: tutto ciò significherà lavoro esaltato e santificato nella pace sociale.

Sì, amico Federzoni, voi avete fatto vivere innanzi a noi l’immagine degli eroici combattenti, i loro prodigi e i loro dolori. Ma io scorgo intorno alla loro immagine - poiché non mai come oggi noi viviamo in mezzo alla nazione armata - la visione di tutto il popolo che li circonda e che li anima. E’la visione di quella Francia, la quale, mirabile nei lavori dei suoi campi e delle sue officine, luminosamente geniale nella sua Parigi, assistette impavida all’abbattimento dei suoi monumenti, al divampare dei suoi castelli, alla devastazione dei suoi villaggi e delle sue campagne, e sempre innanzi procedette: onde oggi sono mille e mille i crociati, moventi alla liberazione delle città sante di Francia: come quei soldati, che un giorno i nostri avi conobbero in Italia suscitatori della libertà della nostra gente: come quei soldati che nella mia gioventù ho visto giungere tra noi per combattere con noi a Magenta e a Solferino.

E rincalzano i combattenti del Belgio: rincalzano quelle falangi di oppressi e di intellettuali, invocanti che Lovanio risorga col suo Cardinale eroico, invocanti che nelle officine del Belgio sia restaurata la libertà del lavoro nazionale: invocanti la risurrezione di quelle mirabili istituzioni, opera e vanto di tutti i partiti: delle mirabili istituzioni di quel Paese, che pareva piccolo ed era invece grandissimo nella sua intellettualità.