Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/27

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

7

cuore, assicurano la vita del diritto e compiono l’indipendenza nazionale. E sia domestico orgoglio se i figli del Piemonte, sin dai primi cimenti, si mostrarono degni della loro gente e della storia loro (Bene!).

Appare in mezzo alle schiere, nell’ora dei forti, appare, sulle contrastate vette, il Re d’Italia, colla serenità dell’ardimento, colla fede eccelsa ed ispiratrice nei destini della patria, col senso popolare che impronta tutto il suo regno. Da Torino Carlo Alberto portò per la prima volta, con gloria maggiore della fortuna, il tricolore alla Lombardia e alla Venezia; lo porterà Vittorio Emanuele III con gloria vittoriosa da Trieste a Trento, da Fiume a Zara, a tutta la Venezia ricomposta secondo la lingua e la storia; e cadrà per sempre distrutta l’iniqua opera di Campoformio (Applausi).

Credemmo, onorevoli colleghi, credemmo, col senso della civiltà italica, che è romanamente latina e universale, che si instaurasse il regno della ragione tra tutte le genti civili, che si serbasse veramente umano il consorzio fra le Nazioni, che dovunque il diritto di nazionalità fosse sulla via del giusto riconoscimento. Quando altri si levarono a smentire questa nostra fede di civiltà e di progresso, l’Italia non poteva più rimanere al loro fianco: il suo posto era diversamente segnato dai nostri pensatori, dalle nostre tradizioni, dall’anima italiana formata di coscienza giuridica e di idealità inestinguibili. Ogni vincolo di alleanza è disciolto quando ogni virtù di principii, ogni vincolo di diritto è spezzato e disperso (Benissimo!).

Noi confidammo in un’alleanza fatta a guarentigia e a difesa della patria. L’Austria mirò sempre a giovar-