Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/28

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sene come di presidio e di argomento a sostegno delle sue imprese di dominazione. Nè frenò una prima volta l’Italia l’impeto conquistatore; ma da che nello scorso anno il cozzo delle armi fu repentinamente voluto, cadde da sè, per rispetto all’Italia, per intrinseca ed effettiva fallacia, l’alleanza sorta a schermo della pace e così tramutata, per arbitrio altrui, in propagazione di guerra (Applausi).

Oh! lo seppe troppe volte il Piemonte come l’Austria formi i patti e li tradisca! e con quante insidie essa avvolse questo paese e i principi suoi.

Tentò l’Austria, sul finire del secolo decimottavo, disfare l’opera italiana della Casa di Savoia ricacciandone la potenza oltre le Alpi, e fu, in quei tempi procellosi e infelici, tarda e perfida alleata.

Intese, or fa un secolo, al Congresso che fe’ scempio delle Nazioni, intese ad umiliare i Sovrani del Piemonte, a restringere i confini del loro regno, e ad assidersi militarmente in queste contrade; volle sconvolgere la successione dinastica per svellere ogni liberale speranza; con Maria Teresa diede alla restaurazione oscuri colori e odiose tendenze; e la tracotanza minacciosa di Radetzki avrebbe oppresso la libertà del Piemonte se il Re Galantuomo non poneva a repentaglio la Corona, anzichè violare le istituzioni giurate: dal che provenne lo splendore del suo regno e la redenzione d’Italia (Applausi).

Qui Silvio Pellico raffigurò i patimenti che l’Austria suol apprestare a chi pensa per l’Italia; qui nel grido italico di Cesare Balbo risuonò il «porro unum necessarium», cioè la suprema necessità di liberare compiutamente l’Italia dall’Austria (Benissimo!).