Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/88

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
68

i suoi doveri e li adempirà verso gli orfani che i caduta hanno lasciato: li adempirà verso coloro i quali ritornarono feriti, apprestando gli strumenti che valgano nel miglior modo a ridonare loro le attitudini alla vita, o procacciando loro i mezzi di far valere le loro attività.

Il Governo adempirà l’obbligo suo pensando quanto deve fare per le vedove e per i vecchi genitori, ai quali finora la nostra legge troppo poco provvede.

In questo giorno, nel quale il pensiero va alla Regina, che acclamiamo per tante raggianti e benefiche virtù, io penso ai tanti vostri compagni che sono negli ospedali italiani.

Io mando un saluto ai feriti nostri e agli invalidi nostri. E in questa giornata che richiama alla mente quante cure pietose volgono le nostre Regine a conforto dei feriti io ringrazio tutti coloro che pensano a sollevare i dolori, così le pietose suore come le donne gentili che li confortano, e tutti coloro che ne scemano le sofferenze e ne restaurano le forze.

Voi, o valorosi, avete ridato all’Italia la coscienza dei suoi alti destini: avete suggellato l’unità nazionale. Per merito vostro noi degnamente partecipiamo al grande conflitto che combatte tutto il mondo civile per impedire che la barbarie, anche sapiente e coltissima, invada prepotentemente e domini l’Europa.

Mandiamo in questo istante un saluto al Re d’Italia, il quale vive in mezzo ai soldati come si vive con la propria famiglia: mandiamo un saluto al Generale in capo che comanda le schiere dei nostri combattenti e li guida alla vittoria, a tutti i duci, a tutti i soldati nostri, a tutti i nostri marinai: e un saluto alle loro famiglie,