Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/89

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ai loro genitori, alle loro sorelle, alle loro spose, alle loro fidanzate: un saluto alle donne dei combattenti alle quali è affidata tanta parte del lavoro nelle officine che preparano gli strumenti per la vittoria, e tanta parte del lavoro dell’agricoltura.

E quando i nostri soldati torneranno ai campi a compiere quella rivoluzione della quale parlava il generale Chiarla nel suo eloquente discorso, quella rivoluzione che vorrà dire resurrezione di ogni specie di attività e di prosperità italiana, quando i nostri soldati torneranno ai solchi dei loro campi, avranno l’onore di sentir dire dai giovani che li scorgeranno: colui è uno dei valorosi che hanno combattuto nello aspre vette del Trentino, che hanno combattuto sull’Isonzo, che hanno combattuto a Gorizia, che sono andati oltre, oltre Gorizia, perchè oltre, oltre Gorizia noi e voi dobbiamo andare.

Da quella porta nel 1848 è sceso il Re Carlo Alberto coi suoi due figli a cavallo, movendo alla prima guerra dell’indipendenza italiana: è bello oggi coronare qui di pianto glorioso e di memorie insigni i caduti e di festeggiare voi sopravvissuti alle vostre prove meravigliose. È bello compiere tutto ciò in questo luogo fatidico dal quale mossero tutte le aspirazioni delle nostre guerre dell’indipendenza, il cui grido risuonò da quelle finestre: quel grido voi farete echeggiare trionfante sopra ogni terra italiana e sull’Adriatico nostro.

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Il 25 settembre moriva a Napoli Enrico Pessina.

L’On. Boselli volle recarsi in quella città per prendere parte alle onoranze funebri rese all’insigne giurista e, nel solenne trasporto della salma,