Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/122

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— Cara fanciulla!

— Dimmi dunque, hai ricevuta la mia lettera?

— Sì, e con che piacere; ma perchè tardar tanto a rispondere?

— Oh! diss’ella sorridendo, se tu sapessi quanta carta ho sciupata per quella lettera! Ne incominciai più di venti, e nessuna mi piaceva; non ero padrona delle mie idee... aveva tante cose a dirti, ed infine ho scarabocchiate varie pagine senza dir nulla — La tua lettera poi la so quasi tutta a memoria... Oh! Ermanno come scrivi bene, come la parola esprime giustamente tutti i tuoi pensieri — Io leggo e rileggo spesse volte quelle frasi scorrevoli, e parmi sempre di scoprirvi qualche nuovo concetto... leggendo le tue parole mi sembra di sentirti a suonare...

... Non saprei dirti quanto ansiosamente io attendessi d’arrivare a casa in quella sera della mia partenza da Brescia; e tutto per aprire quella lettera che mi faceva morire dalla curiosità — Non dimenticherò mai più l’emozione che mi cagionarono quelle pagine; piansi amaramente, e se tu fossi stato al mio fianco, avresti potuto convincerti di esser ingiusto... Ma ora perchè mai ritorno a quel tempo? ora che sei qui vicino a me, ora che ti stringo la mano... che sono tanto felice!...

Ermanno stava contemplandola religiosamente; non parlava, non rispondeva; ma collo sguardo pieno di dolcezza e compiacenza seguiva tutti i moti della giovinetta — Ogni parola di quel bel labbro gli sollevava un peso dall’anima, ogni accento lo scuoteva in tutte le fibre — L’attenzione di Ermanno era come quella di una madre che ascolta sorridendo tutto ciò che le dice la sua creatura; e che dopo terminato quel puerile chiaccherio, non trova miglior risposta di un sorriso e di un bacio.