Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/138

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L’alba del domani, non sembrò più così serena ad Ermanno come quella dei giorni precedenti. Egli doveva partire, separarsi da Laura che ormai formava parte di sua vita, e forse chissà quando gli sarebbe dato di vederla!

La giornata passò triste e malinconica; invano Paolo studiavasi con ogni modo di confortarlo. Questo bravo giovinotto aveva compreso che la ferita di Ermanno era profonda, e prestavasi con ogni cura per dissipare i suoi tristi pensieri. — Dopo pranzo si recarono insieme a salutare la famiglia Ramati, e Paolo dovette sopportare le rampogne del padre di Laura perchè non erano stati a pranzo da lui.

Il commiato fu molto lungo, durò dalle quattro fino alle sette, il signor Ramati erasi in questo frattempo assentato, e Paolo allora spiegò tutto l’artifizio del suo spirito per far in modo che Laura ed Ermanno potessero dirsi qualche parola da soli; ei sapeva che entrambi si struggevano di questa voglia; ma pareva che madama non volesse più lasciare Ermanno, giacchè gli rivolgeva costantemente la parola.

Finalmente in grazia del ritratto di Laura che da una settimana era rimasto sospeso, riuscì a Paolo di staccare la madre per qualche minuto.

— Dunque domani!.... chiese Laura mestamente appena fu sola con Ermanno....

— Parto.... rispose egli.

— Ah! io sarò ben infelice domani!

— Non dirmelo Laura, io perderei quel po’ di coraggio che mi resta. — Promettimi che ti ricorderai talvolta di me.

— Sempre.... e tu scrivimi subito narrami tutto.

— Ma come?

— Indirizza pure la lettera a me, che mi verrà consegnata intatta; nessuno legge la mia corrispondenza, ho tante amiche che mi scrivono!