Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/79

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estremo saluto si concentra tutto l’ardore de’ miei sensi, tutto lo spirito della mia esistenza! Voglia il cielo restituire a te tutta quella felicità che mi viene dal tuo amore; io vivrò solo, lontano da te ma ti amerò sempre benedicendo al fuoco de’ tuoi sguardi che mi accesero in seno tal fiamma a cui sarò debitore di tutte le gioje del mio avvenire. —

«Amami come io ti amo; pensa qualche volta a questo infelice che vivrà solo della tua memoria. — Nelle gioje, nelle feste e nei piaceri a cui ti destina l’elevatezza del tuo grado, non dimenticarti di colui che dal fondo di una piccola città passa tutti i giorni, le ore ed i minuti nello sconforto della solitudine. — Pensa al tuo povero Ermanno che si smarrì ne’ tuoi begl’occhi, e che non avrà mai più pace lontano da te. —

Addio per l’ultima volta!

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La povera giovinetta nel terminare la lettura di quelle pagine, aveva gli occhi molli di lagrime. L’amarezza dei sentimenti espressi in quella lettera, era troppo straziante; Ermanno aveva crudelmente oppresso il di lei cuore, violando con un orribile dubbio l’amore di quella cara fanciulla, giacchè sotto quelle parole velate da un’apparente rassegnazione si nascondeva un desolante sconforto.

Era troppo amaro il colpo per il cuore di Laura che amava del più santo affetto. Egli dubitava dunque di lei perdonando anticipatamente un’incostanza che non aveva diritto di supporre? l’ingrato! A tali riflessioni, Laura sentivasi opprimere di dolore; nullameno rilesse la lettera. — Anche quelle frasi crudeli le erano care perchè sue, e le lagrime elle le solcavano silenziose il ciglio contenevano il perdono a tanta ingratitudine.