Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/80

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L’agitazione della gentile fanciulla mentre ripassava le tristi predizioni di Ermanno, era una forte protesta contro quei dubbi scagliati con tanta barbarie.

Ella cercò invano nel riposo un po’ di tregua al profondo dolore che rattristava, le parole di Ermanno suonavano sempre al di lei orecchio. Tutto il resto della notte lo passò in una veglia angosciosa, e solo sull’albeggiare ella potè addormentarsi. — Ma ohimè anche i sogni riproducevano lo strazio dell’animo suo; anche in sogno le appariva la figura malinconica di Ermanno che la rimproverava di aver fatta la sua infelicità.

Si alzò palliduccia ed abbattuta. Aprendo gli occhi ella si credette a tutta prima in Brescia, ma volgendo lo sguardo attorno si trovò in casa sua, nella sua camera lontana da lui, da lui che in quella notte di angoscia aveva imparato ad amare maggiormente.

Durante la giornata che le sembrò lunga e nojosa, rilesse varie volte la lettera di Ermanno; ciò l’attristava vieppiù, ma anche quella tristezza aveva il suo lato gradevole, ed ella compiacevasi nell’accrescerla. — La sua casa, il suo giardino, i suoi fiori non avevano più per lei alcuna attrattiva; per tutto eravi un vuoto, ovunque vi mancava una cosa, e Milano, la grandiosa città col suo movimento era diventata per lei un deserto. Oh! Brescia nella sua semplicità le sembrava assai più bella! quei passeggi, quei colli verdeggianti le stavano sempre nella mente. Quanto migliore ella trovava la placida casetta dello zio Ramati! Là tutto era tranquillo, là ella poteva affacciarsi al balcone e respirar l’aria della sera senza venir disturbata dall’assordante andirivieni di carrozze. — Ripensando ai bei giorni colà passati, la giovinetta sospirava amaramente trovandosi come dispersa nelle vaste sale del suo alloggio.