Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/81

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La madre si accorse benissimo del cambiamento subitaneo operatosi nel carattere della figlia; ma non ne fe’ gran caso attribuendolo al dispiacere di aver lasciata la cugina Letizia; tuttavia cercò di distrarla conducendola ai passeggi, ai teatri, ovunque insomma vi fosse da impiegare bene il tempo.

Tutto fu vano. — Dopo alcuni giorni, Laura era rassegnata, ma non guarita, e sulle sue labbra più non comparve quel sorriso d’ingenuità che prima le era abituale. L’impressione del distacco erasi alquanto scemata nel volgere di alcuni giorni, nullameno il suo pensiero era sempre rivolto alla cara Brescia, a lui!

Oh! la prima volta che si ama non si può conciliare il dolore colla necessità; coll’esperienza poi si ragiona di più, ma si ama di meno. — È questo un fatto incontestabile; l’amore è tanto più grande quanto maggiore è l’egoismo ch’esso inspira. — Laura era egoista, perchè amava per la prima volta, e mal sapeva adattarsi a soffrire.

Tuttavolta veniva a calmarla alquanto l’idea che un giorno o l’altro conoscerebbe quel pittore Bresciano, amico intimo di Ermanno, ed in cuor suo la giovinetta anelava a quel momento, giacchè avrebbe potuto parlare di lui con altri, e ciò era già molto. — Eppoi un’amico di Ermanno doveva essere necessariamente il suo, e già senza conoscere questo pittore ne sentiva simpatia.

Ma intanto per ora nulla valeva a distrarla. — La memoria di Ermanno era impressa nel di lei cuore, e la lontananza accrebbe quell’affetto già così grande.

Con dolorosa compiacenza riandava col pensiero al punto della sua partenza da Brescia, ricordava le sue lagrime, quel saluto scambiatosi dagli sguardi che rivelavano un’infinita di pene, una promessa di lunga fede. Rammentando quell’istante la giovinetta sentivasi ancora inumidire le ciglia.