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Personaggio di molta prudenza e dotato di non comune ingegno, dalla carriera militare nella quale si è altamente distinto, tanto che è pervenuto al grado di luogotenente generale colla presidenza del comitato superiore d’artiglieria da lui tenuta già da molti anni, è entrato nella politica nella quale ha pure occupato elevato posto, essendo stato per ben due volte presidente del consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri.

La morte dell’egregio conte di Cavour, nella cui casa da lunghi anni abitava, produsse sopra di esso una così forte impressione, che fu quasi colpito dallo stesso morbo letale, e da quell’ora in poi ha dovuto ritirarsi completamente dagli affari, con perdita e danno dell’armata e della pubblica amministrazione.





Certi uomini che avrebbero forse, presi isolatamente una tal qual luce propria ove siano accoppiati ad una grande individualità, non possono non perdere il loro folgore assorbito nella splendidezza dell’aureola, ond’è circondata la persona alla quale si trovan congiunti da legami di stretta parentela.

Così accade a Vincenzo Ricasoli ch’è un eccellente ufficiale di stato maggiore e ch’è fornito di qualità di mente e di cuore da farne un uomo pregevole; di lui si dice: è il fratello del barone Bettino Ricasoli, nè si cerca più oltre.

Vincenzo Ricasoli ha dovuto rassegnarsi a questa parte di oscurità modesta e nella Camera non sappiamo ch’egli abbia mai chiesto neppure una sola volta la parola.