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Restaurato il governo pontificio, al nostro protagonista convenne riprendere l’amara via dell’esilio. Giunto in Genova, ei venne accusato presso il ministero piemontese di esser legato col partito ultra-democratico. Un membro di esso ministero, il conte di San Martino, lo ritenne per tale e fu causa che poi il Mamiani stentasse più anni ad essere ammesso alla nazionalità sarda. A Genova il Mamiani riprese, con animo fiducioso nell’avvenire, i suoi studi e colà fondò un’Accademia che si proponeva lo scopo di applicare alla vita civile le filosofiche discipline. Vogliamo notare alcuni degli scritti che vi furono letti dal Mamiani, onde appunto si veda quanto gravi fossero le questioni che erano in quell’aula agitale: Dell’impossibilità di una scienza assoluta; — Del bello in ordine alla teorica del Progresso; — Dell’uso della Metafisica nelle scienze fisiche; — Sull’origine, la natura e la costituzione della sovranità; — Del diritto di proprietà.

Ottenute finalmente nel 1856 le lettere di naturalizzazione, il Mamiani veniva eletto deputato al Parlamento nazionale da uno dei collegi di Genova.

Nell’assemblea elettiva subalpina il Mamiani si atteggiò subito a caldo sostenitore di quella politica nazionale che era stata iniziata e si felicemente sviluppata dal conte di Cavour. In più d’una circostanza la parola forbita e faconda del nostro protagonista si fece udire in sostegno di quella politica che aveva, al solito, i retrivi e i democratici esagerati per oppositori, nè dobbiamo sopratutto passar sotto silenzio l’eloquente ed applaudito discorso che il Mamiani proferì in quella seduta in cui, al ritorno del conte di Cavour dal congresso di Parigi, il deputato Brofferio gli domandava conto dei risultati ottenuti dall’aver partecipato alla guerra di Crimea. Quel discorso, uno dei più ispirati che il nostro protagonista abbia proferito, eccitò l’ammirazione, anzi l’entusiasmo, della grande maggiorità della camera. Il presidente del consiglio lo fece stampare a parte e ne inviò copia a tutte le legazioni sarde all’estero, onde fosse comunicato alle potenze amiche.

Più tardi, e in tutte quelle occasioni nelle quali il ministero aveva bisogno d’appoggio, la parola del Ma-