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sero nell’Assemblea senatoria a proposito della legge di riorganizzazione interna e d’imposte che furono presentate dal Governo nello scorcio dell’ultima sessione.

Disgraziatamente pel paese e diremo anche pel Senato, dopo i deplorabili fatti di Torino del 21 e 22 settembre, fosse scoraggiamento, fosse dispiacere, fosse anche fatica derivata dall’esercizio continuo di funzioni che esigono un’attenzione delle più sostenute, ad ogni modo il conte Sclopis ha offerte le sue dimissioni da presidente, nè per quante istanze gli sieno state fatte anche dai più autorevoli personaggi, ha saputo o potuto indursi a ritirarle.

Giova sperare tuttavia nell’interesse del paese, che per isventura non ha dovizia di alte capacità, il conte Sclopis non vorrà rimanersi a lungo nella specie di ritiro in cui s’è messo, nella sua età ancor fresca e godendo com’ei gode della pienezza de’ suoi mezzi morali.


senatore.


Napoli, questa grandiosa metropoli, che per am piezza di costruzioni e pel numero dei suoi abitanti è la terza città d’Europa, venendo subito dopo Parigi e Londra, ha od aveva ieri, lo si sa pur troppo, due terzi della sua popolazione immersa in una ignoranza più o meno crassa.

È inutile dire a chi debbasi attribuire quella man canza d’istruzione ch’esisteva nelle masse: a quel go verno che il celebre uomo di Stato inglese nominò a ragione la negazione d’Iddio.

Ma a mostrare chiaro a coloro i quali avessero, in consapevoli, potuto attribuire lo stato di miseria in tellettuale in cui gemeva Napoli e più le provincie, a poca svegliatezza d’ingegno degli abitanti, bastavano i chiari esempi di uomini distintissimi i quali sorge-