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Il Romeo dal 1849 al 1861 visitò vari paesi dell’Oriente, fissando ad ogni momento il desioso sguardo verso la patria. Il sospiralo giorno spuntò alla fine, e il voto dei suoi concittadini, che lo eleggeva a proprio rappresentante in seno al Parlamento nazionale, salutò il ritorno dell’esule.





Discendente da antica e nobile stirpe che dette vari importanti personaggi all’Italia, dal conte Ottavio di Colobiano, primo presidente del consiglio delle finanze, conservatore generale, gran dignitario del magistero dei santi Maurizio e Lazzaro, e dalla contessa Marianna Canzano di Cariglio, nacque nel 25 maggio del 1797, in Ivrea, il conte Filiberto, ultimo di numerosa prole. Tutti i fratelli messi dalla paterna saggitudine sulla via della più distinta carriera hanno reso per parte loro segnalati servigi alla patria nell’armi, nella diplomazia ed in corte.

Fatti i suoi studi nell’accademia universitaria imperiale di Torino, il cavaliere Filiberto vi consegui i primi gradi accademici:

Nel principiare del 1815 entrò nella carriera militare che percorse in pochi anni fino al grado di capitano.

Chiamato a corte dal re Carlo Felice in qualità di scudiere dapprima, destinato poscia alla segreteria di gabinetto, divenuto primo ufficiale del distinto ministro e magistrato conte Barbaroux, ebbe campo di informarsi alle qualità essenziali, onde fregiavasi quell’uomo di Stato, qualità che erano sopratutto la costanza e la prudenza.

Inviato a Roma nel 1828 potè conchiudere nelle norme e condizioni predisegnale dalla scrupolosa coscienza del re il concordato colla Santa Sede. Ritornato da quell’importante missione continuò a servire il re nella segreteria sua privata, lo segui ne’ suoi