Pagina:Camerini - Donne illustri, 1870.djvu/88

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80 Donne illustri.


Come vomer d’umiltà larghe e profonde
Fosse conviemmi far dentro il mio core
Sgombrando il mal terreno e tristo umore.
Pria che l’aggravi quel, questo l’innonde.


Rammenta quel del Petrarca:


Vomer di penna con sospir del fianco.


Riportando il pensiero a’ suoi bei versi, ci figuriamo vederla scrivere innanzi ai Crocifissi per lei intagliati da Michelangelo, del quale dice il Condivi:


«Fece a requisizione di questa signora un Cristo ignudo, quando è tolto di croce: il quale, come corpo morto abbandonato, cascherebbe a’ piedi della sua santissima Madre, se da due agnoletti non fosse sostenuto a braccia. Ma ella, sotto la croce stando a sedere con volto lacrimoso e dolente, alza al cielo ambe le mani a braccia aperte, con un cotal detto, che nel tronco della croce si legge:


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Non vi si pensa quanto sangue costa!


Fece anco per amor di lei un disegno d’un Gesù Cristo in croce, non in sembianza di morto, come comunemente s’usa, ma in atto divino, col volto levato al Padre e par che dica: Heli, Heli: dove si vede quel corpo, non come morto abbandonato cascare, ma come vivo per l’acerbo supplizio risentirsi e scontorcersi.»

Finiamo con un sonetto in cui innalza, con l’esempio della Maddalena, la carità divina del sesso gentile sopra quella degli uomini: