Pagina:Campanella - La Città del Sole, manoscritto, 1602.djvu/14

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7r

[versione diplomatica] Nel che io restai confuso per le ragioni sue, e la prova di q̃lli fanciulli, ch’intendevano la mia lingua, perche d’ogni lingua semp̃ hann’essi trè che la sappiano. E tra loro nõ c’è otio nullo, se nõ quello che li fa dotti; che però vanno in campagna a correre, a tirar dardi, sparar archibugi, seguitar fere, lavorare, conoscer l’herbe, hor’una schiera, et hor’un’altra.

Li trè officiali primi nõ bisogna, che sappiano se nõ quell’arti ch’all’officio loro appartengono. onde hanno l’arti comuni a tutti, historicamỹ imparandole; e poi le p̃p̃e, dove più si dà uno ch’un’altro. Così il Potestà saperà l’arte cavalieresca, fabricar ogni sorte d’armi, cossì di guerra, machine, arte militare, ecc. Ma tutti q̃sti officiali han d’essere filosofi di più, et historici naturalisti, et humanisti. Hosp. Vorrei che dicessi l’officÿ tutti, e li distenguessi1; e s’è bisogno le educationi cumuni. G. sono pa le stantie comuni, e belli letti, e bisogni, ma ogni sei mesi si distinguono, dalli mastri, chi hà da dormire in questo girone, o in quell’altro, e nella stanza pa o 2a, notate p̃ alfabeto. Poi son l’arti comuni a gl’huõi e donne, le specu-


[versione critica]

Nel che io restai confuso per le ragioni sue e la prova di quelli fanciulli, ch’intendevano la mia lingua; perché d’ogni lingua sempre han essi tre che la sappiano. E tra loro non c’è ozio nullo, se non quello che li fa dotti; che però vanno in campagna a correre, a tirar dardi, sparar archibugi, seguitar fere, lavorare, conoscer l’erbe, or una schiera, ed or un’altra.

Li tre officiali primi non bisogna che sappiano se non quell’arti che all’officio loro appartengono. Onde hanno l’arti comuni a tutti, istoricamente imparandole; e poi le proprie, dove più si da uno ch’un altro. Così il Potesta saperà l’arte cavalieresca, fabricar ogni sorte darmi, così di guerra, machine, arte militare, ecc. Ma tutti questi officiali han d’essere filosofi di più, ed istorici naturalisti, ed umanisti.

Ospitalario
Vorrei che dicessi l’offici tutti, e li distinguessi1; e s’è bisogno le educazioni comuni.
Genovese
Sono prima le stanze comuni, e belli letti, e bisogni, ma ogni sei mesi si distinguono dalli mastri, chi ha da dormire in questo girone, o in quell’altro, e nella stanza prima o seconda, notate per alfabeto. Poi son l’arti communi agli uomini e donne, le specu-
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