Pagina:Campanella - La Città del Sole, manoscritto, 1602.djvu/9

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[versione diplomatica] se ben la comunità delle donne nõ s’usa tra le genti della provincia loro; ma essi l’usano, et è questo il modo. Tutte cose son comuni; ma stanno in mano d’officiali che le dispensano, onde nõ solo il vitto, ma le scienze, et honori, e spassi son comuni, ma in maniera che nõ si può appropriare cosa alcuna; Dicono essi che tutta la proprietà nasce dal far casa appartata, e figli e moglie p̃p̃a, onde nasce l’amor proprio, che per sublimar a ricchezze, ò à dignità il figlio, o lasciarlo herede, ogn’uno diventa ò rapace publico se nõ ha timore sendo potente, ò avaro, et insidioso, et hippocrita s’è impotente; ma qñ p̃deno l’amor p̃p̃o resta il comune solo. Hos. Dunq̃ nullo vorrà faticare, mentr’aspetta che l’altro fatichi, come Arist. dice contra Platone! G. Io nõ sò disputare ma ti dico ch’hanno tant’amore alla patria loro ch’è cosa stupenda, più che nõ si dice de Rom. qñ son più spropriati; e credo che li preti, e monaci ñri se nõ havessero li parenti, ò l’amici, e l’ambitione di crescere più à dignità sariano più spropriati e santi caritativi con tutti. Hos. dunq̃ là nõ c’è amicitia poiché nõ si fan piacere l’un l’altro! G. anzi grandma, perch’è bello a vedere che tra loro nõ ponno donarsi cosa alcuna, perche tutto hanno del comune, e molto guardano gli officiali, che nullo habbia più che merita, però quant’è


[versione critica] si ben la comunità delle donne non s’usa tra le genti della provincia loro; ma essi l’usano, ed è questo il modo. Tutte cose son comuni; ma stanno in mano d’officiali che le dispensano, onde non solo il vitto, ma le scienze, e onori, e spassi son comuni, ma in maniera che non si può appropriare cosa alcuna; dicono essi che tutta la proprietà nasce dal far casa appartata, e figli e moglie propria, onde nasce l’amor proprio, che per sublimar a ricchezze, o a dignità il figlio, o lasciarlo erede, ognuno diventa o rapace publico se non ha timore sendo potente, o avaro, e insidioso, e ippocrita s’è impotente; ma quando perdeno l’amor proprio resta il comune solo.

Ospitalario
Dunque nullo vorrà faticare, mentr’aspetta che l’altro fatichi, come Aristotele dice contra Platone!
Genovese
Io non so disputare ma ti dico ch’hanno tant’amore alla patria loro ch’è cosa stupenda, più che non si dice de Romani quanto son più spropriati; e credo che li preti, e monaci nostri se non avessero li parenti, o l’amici, e l’ambizione di crescere più a dignità sariano più spropriati e santi e caritativi con tutti.
Ospitalario
Dunque là non c’è amicizia poiché non si fan piacere l’un l’altro!
Genovese
Anzi grandissima, perch’è bello a vedere che tra loro non ponno donarsi cosa alcuna, perché tutto hanno del comune, e molto guardano gli officiali, che nullo abbia più che merita, però quant’è