Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/131

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— Che silenzio!

Andrea non rispose nulla.

— A quest’ora tutti dormono — ella disse poco dopo.

E rizzava la testa verso quelle persiane e quelle imposte chiuse che davano alla fila delle case l’aspetto d’un immenso convento; superba di trovarsi lì, al braccio del suo Andrea, quasi in barba alla gente che dormiva senza sospettare di nulla:

— L’avresti mai pensato? — gli disse.

Andrea si fermò. Qualcuno veniva incontro a loro, di laggiù, nell’ombra.

— Carabinieri in ronda, — rispose Giacinta che se n’era accorta prima di lui. — Svoltano cantonata. Tanto meglio.

Nella piazzetta quadrata, in capo alla via, un fanale agonizzava nel plenilunio, accanto al piedistallo di quel santo di pietra grigia che, col braccio levato in alto, appuntava l’indice verso il cielo.

— Povero santo! Dev’essere intirizzito — disse Andrea, ridendo.

— Quel braccio mi fa paura! Prendiamo di qua — rispose Giacinta.

— Ma di lì si scende al porto...

— Scendiamo pure al porto. Dev’esser bello di notte.

E per le straducole mezze buie gli premeva il braccio e gli andava ricercando la mano, amorosamente irrequieta.

— Oh! Oh! — ella fece, arrestandosi dopo alcuni passi.

Quei lampioni che fuggivano, allineati sulla banchina, straluccicanti di riflessi; quel mare imprigionato nel vasto seno del porto che sbatteva le sue sorde ondate ai fianchi dei bastimenti e delle barche