Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/232

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peggio, avvilendo la mia giovinezza con questa catena strascicata al piede sei anni! L’ho commessa nel darti tutto il mio cuore, tutta la mia vita, tutto il mio avvenire, nel sacrificarti la mia dignità d’uomo, la mia coscienza, ogni cosa... corpo e anima... ogni cosa! Ma la commetto tuttavia, non tentando di ribellarmi, non osando d’alzare il capo, continuando nel sagrifizio, mentre il mio cuore mutato, la mia coscienza scossa mi torturano, m’insultano, non mi lasciano in pace un momento!... E tu mi rimproveri? E tu levi la voce? Non ti accorgi dunque ch’io soffro più di te? E che, se mento, è per te, unicamente per te?... Per pietà di noi?...

— Taci! Taci! — ella gridò.

Un groppo di pianto la strozzava.

Andrea, sbalordito a quell’incredibile suo impeto di sincerità e di coraggio, scappava via per le scale, come se avesse commesso un delitto.

XII.

Giacinta era rimasta, tutta la nottata, seduta a piè del letto, con il capo rovesciato sulla sponda, le braccia abbandonate, agonizzante sotto i colpi di quel dolore che tardava ad ucciderla. Di tanto in tanto alzava la testa, apriva gli occhi smarriti, si passava le mani sulla fronte.

— Non era dunque un orribile sogno?...

E ricadeva nella prostrazione che la teneva lì senza moto, quasi senza pensiero, da tante ore; da un’infinità di anni, le pareva!

Dalle stecche rialzate della persiana, il sole ac-