Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/32

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16 il cortegiano


vigliosi piaceri. Tengo io adunque per certo, che in ciascun di noi sia qualche seme di pazzia, il qual risvegliato, possa moltiplicar quasi in infinito. Però vorrei che questa sera il gioco nostro fosse il disputar questa materia, e che ciascun dicesse: Avendo io ad impazzir publicamente, di che sorte di pazzia si crede ch’io impazzissi, e sopra che cosa, giudicando questo esito per le scintille di pazzia che ogni dì si veggono di me uscire: il medesimo si dica di tutti gli altri, servando l’ordine de’ nostri giochi, ed ognuno cerchi di fondar la opinion sua sopra qualche vero segno ed argomento. E così di questo nostro gioco ritrarremo frutto ciascun di noi di conoscere i nostri difetti, onde meglio ce ne potrem guardare; e se la vena di pazzia che scopriremo sarà tanto abondante che ci paja senza rimedio, l’ajuteremo, e, secondo la dottrina di fra Mariano5, averemo guadagnato un’anima, che non fia poco guadagno. — Di questo gioco si rise molto, nè alcun era che si potesse tener di parlare: chi diceva, Io impazzirei nel pensare, chi, Nel guardare; chi diceva, Io già son impazzito in amare; e tai cose.

IX. Allor fra Serafino, a modo suo ridendo: Questo, disse, sarebbe troppo lungo; ma se volete un bel gioco, fate che ognuno dica il parer suo, Onde è che le dorme quasi tutte hanno in odio i ratti, ed aman le serpi; e vederete che niuno s’apporrà, se non io, che so questo secreto per una strana via. — E già cominciava a dir sue novelle; ma la signora Emilia gl’impose silenzio, e trapassando la dama che ivi sedeva, fece segno all’Unico Aretino, al qual per l’ordine toccava; ed esso, senza aspettar altro comandamento, Io, disse, vorrei esser giudice con autorità di poter con ogni sorte di tormento investigar di sapere il vero da’ malfattori; e questo per scoprir gl’inganni d’una ingrata, la qual, con gli occhi d’angelo e cor di serpente, mai non accorda la lingua con l’animo e con simulata pietà ingannatrice, a niun’altra cosa intende, che a far anatomia de’ cori: né si ritrova così velenoso serpe nella Libia arenosa, che tanto di sangue umano sia vago, quanto questa falsa; la qual non solamente con la dolcezza della voce e meliflue parole, ma con gli occhi, coi risi, coi sembianti, a con tutti i modi è veris-