Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/332

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316 il cortegiano.


quella più perfetta forma; e questo, per la varietà de’ giudicii, come nell’altre cose, così ancor in questa nostra materia: chè sono molti a cui serà grato un uomo che parli assai, e quello chiameranno per piacevole; alcuni si dilettaranno più della modestia; alcuni altri di un uomo più attivo; e già sonosi trovati di quelli che hanno avuti grati soli quelli che dicono mal d’altri: e così ciascun lauda e vitupera secondo il parere suo, sempre coprendo il vizio col nome della propinqua vertù, e la vertù col nome del propinquo vizio; come un prosontuoso chiamarlo libero, un modesto arido, un nescio buono, un scelerato prudente, e così nel resto. Pur io estimo in ogni cosa esser la sua perfezione, avvegnaché nascosta, e questa potersi conoscere da chi di tal cosa s’intende. Ma, per venire a quello ch’è nostra intenzione, ho pensato, rinovando la grata memoria d’un felice tempo, recitare certi ragionamenti atti a quello che noi intendemo di scrivere; li quali sforzaròmmi a puntino, per quanto la memoria mi comporta, ricordare, acciò che conosciate quello che abbiano giudicato e credulo di questa materia singolarissimi uomini, i quali io tra gli altri ho conosciuti d’ogni egregia laude meritevoli.


MOTTO DI BERNARDO BIBIENA.

(Lib. II, cap. LXIII, pag. 135, lin. 55, dopo le parole
Passi la Signoria Vostra. — )

Andando io ancor da Firenze a Siena, ed essendo già l’ora tarda, dimandai un contadinello, s’ei credeva ch’io potessi entrare dentro della porta; ed esso subito, con volto meraviglioso e sopra di sè, mi rispose: — E come dubitate voi di non potervi entrare? v’entrarebbono due carri di fieno insieme. —

DI PAPA GIULIO II.

(Lib. II, cap. LXIII, pag. 136, lin. 18, dopo le parole in Bologna.)

Quando ancor il Papa a questi di andò a Bologna, giunto in Perugia, ad uno de’ suoi antichi servitori morì una mula,