Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/61

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libro primo. 45


nell’uno nè nell’altro senza distruzione far si può. Quello adunque che principalmente importa ed è necessario al Cortegiano per parlare e scriver bene, estimo io che sia il sapere16; perchè chi non sa, e nell’animo non ha cosa che meriti esser intesa, non può nè dirla nè scriverla. Appresso, bisogna dispor con bell’ordine quello che si ha a dire o scrivere; poi esprimerlo ben con le parole: le quali, s’io non m’inganno, debbono esser proprie, elette, splendide e ben composte, ma sopra tutto usate ancor dal popolo; perchè quelle medesime fanno la grandezza e pompa dell’orazione, se colui che parla ha buon giudicio e diligenza, e sa pigliar le più significative di ciò che vuol dire, ed inalzarle, e come cera formandole ad arbitrio suo collocarle in tal parte e con tal ordine, che al primo aspetto mostrino e faccian conoscere la dignità e splendor suo, come tavole di pittura poste al suo buono e natural lume17. E questo così dico dello scrivere, come del parlare: al qual però si richiedono alcune cose che non son necessarie nello scrivere; come la voce buona, non troppo sottile o molle come di femina, nè ancor tanto austera ed orrida che abbia del rustico, ma sonora, chiara, soave e ben composta, con la pronunzia espedita, e coi modi e gesti convenienti; li quali, al parer mio, consistono in certi movimenti di tutto ’l corpo, non affettati nè violenti, ma temperati con un volto accommodato, e con un mover d’occhi che dia grazia e s’accordi con le parole, e più che si può significhi ancor coi gesti la intenzione ed affetto di colui che parla. Ma tutte queste cose sarian vane e di poco momento, se le sentenze espresse dalle parole non fossero belle, ingegnose, acute, eleganti e gravi, secondo ’1 bisogno. XXXIV. Dubito, disse allora il signor Morello, che se questo Cortegiano parlerà con tanta eleganza e gravità, fra noi si trovaranno di quei che non lo intenderanno. — Anzi da ognuno sarà inteso, rispose il Conte, perchè la facilità non impedisce la eleganza. Nè io voglio ch’egli parli sempre in gravità, ma di cose piacevoli, di giochi, di motti e di burle, secondo il tempo: del tutto però sensatamente, e con prontezza e copia non confusa; nè mostri in parte al-