Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 1.djvu/209

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litri data in cibo, il sangue in beveraggio: tu se’quello agnello che fosti arrostito al fuoco dell’ ardentissima carità. Non veggo altro modo, padre, a potere avere virtù, se non ponendoci questo agnello per obietto agli occhi della mente nostra, perocché in lui troviamo la vera e profonda umiltà, con grande mansuetudine e pazienzia; e poniamo che sia figliuolo di Dio, egli non viene, nè sta come re, perocché la superbia e l’amore proprio di sè non è in lui, e però viene come servo vile, e non cerca sè per sè, ma attende solo a rendere onore e gloria al Padre, ed a rendere a noi la vita, la quale per lo peccato perdemmo, e questo fa solo per amore e per adempire la volontà del padre in noi, che avendo Dio creato l’uomo alla immagine e similitudine sua, solo perchè godesse e gustasse lui nella vita durabile per la ribellione che 1’ uomo fece a Dio, li fu rotta la via, sicché la dolce volontà di Dio con la quale creò l’uomo non s’adempiva, cioè d’avere vita eterna che non fu creato per altro fine.

II. Mosso dunque da quella pura e smisurata carità con la quale ci creò per adempire la sua volontà in noi, ci die’il Verbo dell’Unigenito suo Figliuolo.

Sicché dunque il Figliuolo di Dio non riguarda a sè, ma solo d’adempire questa dolce volontà: è’fatto dunque trammezzatore tra Dio e l’uomo, e della grande guerra ha fatlo pace, perocché con l’umiltà ha vinta la superbia del mondo; però disse egli, rallegratevi che io ho vinto il mondo, cioè la superbia dell’uomo che non è veruno tanto enfiato, superbo e sì impaziente che non diventi umile e mansueto, quando considererà e vedera tanta profondità e grandezza d’amore, vedere Dio umiliato a noi uomini. E però li » santi e veri servi di Dio, volendoli rendere cambio, sempre sì umiliano; tutta la gloria e la loda danno a Dio, riconoscono loro e ciò che eglino hanno, solo avere da Dio. Veggono loro non -essere, e ciò che egùno amano j amano in Dio, siano in stalo o in grandezza quanto si vuole, che quanto è più grande, più