Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/111

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

111

il cuore e l’anima e la volontà con tutte le forze sue.

Adunque, dolcissimo padre, facciancene Ietto, perocché io godo ed esulto di quello che mi mandaste a dire, pensando che’l mondo è contrario a noi; dissi non so’ degna che esse mi facciano tanta misericordia, che esse mi donino il vestimento che ebbe il nostro dolcissimo Padre Eterno (A): bene, padre carissimo, che questa è poca cosa, e tanto poca cosa, che non è quasi cavelle. 0 dolcissima ed eterna Verità, dacci mangiare de’ bocconi grossi (B). Io non posso più, se non che io v’invito da parte di Cristo crocifisso, che forniate la navicella dell’anima vostra di fede e di fame. Come il maestro udì la vostra lettera (C), fece rispondere al compagno suo. Non so se l’avete avuta per sì fatto modo, che esse si potranno bene pacificare.

II. Di Luca vi rispondo, che quanto a me pareva il meglio, che elli si ricevesse per frate per più legame di lui, nondimeno ciò che ne pare a voi ed al priore io so* molto contenta diteli che non s’indugia più a vestire. Prego il nostro dolce Salvatore, che ve ne faccia fare quello, che sia più onore suo.

III. Sappiate, che io temo che non mi convenga passare l’obedienzia, perocché l’arcivescovo ha chiesto di grazia al generale (DJ, che io rimanga anco parecchi dì. Pregate quello venerabile spagnolo (£), che ci accatti grazia, che noi non torniamo vote, ma per la grazia di Dio, non credo tornare vota. Benediceteci tutte da parte vostra, e tutti vi ci mandiamo raccomandando.

Confortate e benedicete da parte di Jesù Cristo, e di tutte noi monna Lapa (F) e monna Lisa (G), e tutte, e tutti figliuoli, e figliuole nostre. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Jesù dolce, Jésù amore.

Catarina serva inutile (FI).