Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/130

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i3o ture: ma non veggo che questo poteste ben fare, nè avere, nè adempire il mio desiderio, se non per continuo ed affocato amore, e per lo continuo accostarvi ed unirvi senza negligenzia nel vero lume e sapienzia, fuoco e calore della divina carità, il quale fu manifestato a noi per l’unione cbe Dio fece coll’ uomo: e dico, figliuolo mio dolcissimo, che non sarà neuna anima che ragguardi Dio diventato uomo corso all’obrobrio della santa croce, e versando 1* abbondanzia del sangue suo, che non attenga e participi, ed ernpisi di vero amore; e così si diletterà - del cibo del quale Dio si dilettò, e sarà mangiatore e gustatore dell’anime. Questo è un cibo di tanta dolcezza e suavità che ingrassa.l’anima, e d’altro non si può dilettare!

dicovi che i vostri denti debili saranno qui fortificati, sicché potrete mangiare i bocconi grossi e piccoli.

Mettetevi, dunque virilmente a fare ogni cosa, e cacciare le tenebre e fondare la luce, non ragguardando alla nostra debilezza, ma pensate per Cristo crocifisso, potrete ogni cosa. Io vi starò dallato, e mai non mi partirò da voi con quella visione invisibile che fa fare lo Spirito Santo, perocché visibilmente non veggo modo per ora di potere venire, se già Dio non disponesse altro. .

II. Volentieri sarei venuta, se Dio l’avesse conceduto, sì per onore suo e sì per recreazione di voi e di me, che grande mi sarebbe stata; ma perchè il tempo è assai corrotto all’acqua, ed il corpo mio è molto aggravato già più di dieci dì,.intanto che con fadiga vo la domenica alla chiesa, frate Tomaso (//) ha avuta compassione di me, e non gli è paruto che io sia venuta, benché potere non ci sia stalo: farò dunque invisibilmente ciò ch’io potrò: e pensate che se Dio 1’avesse ordinato che io venisse, che io 11011 farci, resistenzia a lui, nò farò. Pregate dunque Dio che ne faccia quello che debba essere più suo onore!

fate che. la pace di coloro che ini scriveste, si faccia prima che ne veniale. 13enedicet

e confortate tulle