Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/19

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«9 creature, perchè fusse coslretla a levarsi con più sollicitudine e maggiore desiderio, ed intanto crebbe il santo*ed amoroso fuoco, che il sudore della acqua, il quale giltava, ella lo spregiava per grande desiderio che aveva di vedere escire dal corpo suo sudore di sangue, dicendo a sè medesima. Anima mia, tutto il tempo della vita tua hai perduto, e però sono venuti tanti mali e danni nel mondo, e nella santa Chiesa in comune ed in particulare, unde io ora voglio, che tu remedisca col sudore del sangue. Allora quella anima speronata dal santo desiderio si levava mollo maggiormente, ed apriva l occhio dell’intelletto, e speculavasi nella divina carità, onde vedeva e gustava quanto siamo tenuti, e doviamo cercare la gloria e la loda del nome di Dio nella salute dell’ anime. Ed a questo vi chiamava ed allegava la Verità eterna, rispondendo alla terza petizione, ciò.eia la fame della vostra salute, dicendo. Figliuola, questo voglio ch’egli cerchi con ogni sollicitudine, ma questo non potrebbe, nè egli, nè tu, nè alcuno altro avere senza le molte persecuzioni, secondo che io ve le concederò. Digli come egli desidera il mio onore nella santa Chiesa, cosi concepì amore a volere sostenere con vera pazienzia, ed a questo mi avvedrò, che egli e gli altri miei servi cercaranno il mio onore in verità; ed allora sarà il carissimo figliuolo, e riposerassi sopra il petto dell’unigenito mio Figliuolo, del quale ho fatto ponte, perchè tutti possiate giongere a gustare e ricevere il fruito delle nostre fatiche. Sapete, figliuoli, che la strada si ruppe per lo peccato e disobedienzia di Adam per sì fallo modo, che neuno poteva giognere al termine suo, e così non s’adempiva la mia verità, che l’avevo crealo alla imagine e similitudine mia, perchè egli avesse vila eterna, e partecipasse, e gustasse me, che so*somma ed eterna bontà. Questa colpa germinò spine e triboli di molle tribulazioui, con uno fiume che sempre percuote 1’ onde sue, e però io v’ ho dato il ponte del mio Figliuolo, acciocché passando il fiume, non v’an-