Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/216

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2 iG la quale volontà ci tolle la vita e dacci la morte.

Apriamo gli.occhi, carissimo fratello, perocché noi abbiamo due Volontà, l’una sensitiva, che cerca le cose sensibili, e l’altra è la.volontà spirituale, cli

con specie e colore di virtù tiene ferma la volontà sua, ed ili questa lo dimostra quando vorrà eleggiare i luoghi ed i tempi e le consolazioni a suo modo, e dice!


Io vorrei questo per più avere Dio; e questo è grande inganno ed illusione di dimonio, cli

non potendo il dimoniò ingannare i servi di Dio colla prima volontà, che già i servi di Dio l’hanno mortificata alle cose sensitive di furore, pigliali la seconda volontà colle cose spirituali; onde spesse volte 1’ anima riceve consolazioni, e da Dio poi si sente privato di quella, ed haranne un’altra, la quale sarà di meno consolazione e di più frutto. - Allora 1’ anima che è inanimata a quella che dà dolcezza, essendone privata ha pena e riceve tedio: e perchè ha tedio? perchè ella non ne vorrebbe essere privata, dicendo: e mi pare amare più Dio in questo modo che in quello, dicendo: sento qualche frutto, e di questo non sento frutto nessuno,altro che pena e spesse volte molte battaglie e pàrmene offenda re Dio. Dico figliuolo e fratello in Cristo Jesù, che questa anima s’inganna colla propria volontà che non vorrebbe essere privata di quella dolcezza, con questa esca la piglia il dimonio, e spesse volte perdono il tempo, vollendo il tempo a loro modo, perocché non esercitano quello che essi hanno, altro che in pena ed in tenebre. Disse una volta (fi) il nostro dolce Salvatore a una sua dilettissima figliuola!


Sai tu come fartno questi che vogliono adempire la mia volontà in consolazione ed in dolcezza, ed in diletto?

come ne sono privati olii vogliono escire dalla.mia volontà, parendo loro ben fare, e per non offenda re, ma gli è nascosta la falsa sensualità, e per fuggire pene cade nell’offesa e non se ne avvede. Ma se l’anima fusse savia ed avesse d lume dentro della volontà mia, ragguardarebbe al frutto e non alla dolcezza.