Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/217

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II. Qualé è il frutto deli’ anima ? 1‘ odio di sé ed.

amore di me, il quale odio cd amore sono esciti dal cognoscimento di sè medesimo, ed allora cognosce sè difettuoso non essare niente, e vede in sè la bontà mifi, che gli conserva la buona volontà e vede la persona che io T ho fatto, perché mi serva in maggiore perfezione, e pudica che io 1’ ho fatto per lo meglio e per più suo bene. Questo tale, carissima figliuola, non vuole il tempo a suo modo, perchè è umiliato, e cognoscendo la sua infirmità, non si fida del suo volere; ma è fedele a me: vestesi della somma ed eterna volontà mia, perocché vede che io non do ne toglio, se non per vostra santificazione: e vede che solo l’amore mi muove a tiare a voi la dolcezza e torvela; e per questo non si può dolere di veruna consolazione che gli fnsse tolta, o dentro, o di fuore, o dal dimonio, o dalle creature, perchè vede, che se non fusse suo bene io noi permetterei.

III. Unde costui si gode, perocché egli ha il lume dentro e di fuore, ed è sì illuminato, che giognendo il dimonio colle tenebre nella mente sua per confusione, dicendo: questo è per li tuoi peccati, ed egli risponde come persona che, non schifa pena, dicendo!

grazia, sia al mio Creatore che s’è ricordato di me nel tempo delle tenebre, punendomi per pena nel tempo finito: grande amore è questo, che non mi vuole punire nel tempo infinito. O quanta tranquillità di mente ha quest’anima, perchè s’ha tolta la volontà che dà tempesta; ma non fa così colui che ha la volontà dentro viva, cercando le cose a suo modo, che par che egli creda saper meglio quello che gli bisogna, che io e spesse volte dice: mi ci pare offendare Dio; tollami via TolTesa e faccia ciò che vuole. Questo è segno che v’è tolta l’offesa, quando vedete in voi buona volontà di non volere offendare Dio ed il dispiacimento del peccalo; unde dovete pigliare speranza; "però che, se tutte 1’ operazioni di fuore e consolazioni dentro venissero meno, stia sempre ferma la buona volontà per