Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/54

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54. 0 quasi male diciamo di morie d’uomini, di fuore da quelli che fece la giustizia (C): sicché il desiderio che io avevo che Dio usasse la providenzia sua, e tollcsse la forza alle dimonia, che non facessero lanlo male, e che esse erano disposte a fare, fu adempito, ma non fu adempito il desiderio mio di dare la vila per la Verità e per la dolce Sposa di Crislo; ma lo Sposo eterno mi fece una grande beffe (/?), siccome Cristofano (E) a bocca pienamente vi dirà: unde io ho da piangere, perocché lauta é stala la molliludine delle mie iniquitadi.che io non meritai, che ’l ’ sangue mio desse vita, nè alluminasse le menti acciecale, nè pacificasse il figliuol eoi padre; nè murasse una pietra col sangue mio nel corpo mistico di saniti Chiesa (F)!

anco parve che fussero legale le mani di colui che voleva fare, e dicendo io, io son essa, lolle me (G), e lassa slare questa famiglia, erano coltella cli

drittamente gli passavano il cuore. O babbo mio, sentile in voi ammirabile gaudio, perocché mai in me non provai simili misterj con tanto gaudio. Ine era la dolcezza della verità: ine era 1* allegrezza della schietta e pura coscienzia: ine era l’odore della dolce providenzia di Dio: ine si gustava il tempo de’martiri novelli; siccome voi sapete, predetti dalla Verità eterna (Ì5T): la lingua non sarebbe sufficiente a narrare quanto è il bene che l’anima mia sente; unde tanto mi pare essere obbligata al mio Creatore, che se io desse il corpo mio ad ardere, non mi pare di potere satisfare a tanta grazia, quanta io ed i diletti miei figliuoli c figliuole abbiamo ricevuta. Tulio questo vi dico, non perchè pigliate amaritudine, ma perchè sentiate ineffabile diletto con suavissima allegrezza, ed acciocché voi ed io, cominciamo a dolerci della mia imperfezione, perocché per lo mio peccalo fu impedito tanto bene. Or quanto sarebbe stata beala l’anima mia, che per la dolce Sposa, e per amore del sangue, e per salute dell’anime avessi dato il sangue. Or godiamo c siamo sposi fedeli.